Reminescenze

La prima volta che mi son truccata avevo sui 17 anni e mi aveva convinta mia mamma perchè io mi vergognavo parecchio: non era nulla di che, un po’ di rimmel (sì, ai tempi era più usato rispetto a “mascara”) e una riga di matita nera.. ma a me già sembrava un mega trucco vistoso.
Ora di anni ne ho ehm praticamente il doppio, e se c’è una cosa che adesso non mi manca sono proprio i trucchi e i colori.. però non è sempre stato così.
Ho iniziato a truccarmi in maniera un po’ più elaborata dopo aver finito le superiori: la marca che usavo principalmente era la Miss Broadway, perchè si trovava facilmente al supermercato e non costava troppo: mia mamma mi aveva sì spinta a truccarmi per la prima volta, ma iniziare a spender soldi in make up era tutta un’altra faccenda!
Poi, ogni tanto andavo in profumeria, anche se più che altro per guardare: vicino a casa ce n’era una grandissima, si chiamava Cosmix (negli anni è diventata una grande Marionnaud, ora l’hanno buttata giù e ci hanno costruito sopra un condominio..un piccolo pezzo di vita che non esiste più) e quello per me era il paradiso: luccicante, con tanti stand, tante luci, tutto bello e tutto in ordine.
Marche come Chanel e Dior per me non esistevano: non le guardavo proprio, erano cose troppo inarrivabili, troppo aliene; marche tipo MAC manco sapevo che esistessero, io mi fermavo sempre a guardare L’Oréal, Pupa e Collistar.
L’Oréal, con i suoi espositori lucidi, con Milla e Laetitia sempre splendenti e sorridenti: pensate che io ci abito molto vicina, alla sede milanese della l’Oréal, ci passo davanti il sabato quando vado a fare la spesa, e ho sempre desiderato entrarci, come in una sorta di giardino delle delizie. E ogni volta che guardavo un loro rossetto, una cipria o un ombretto, mi immaginavo cosa avrei potuto trovare nei loro laboratori, che nella mia testa erano un po’ come la fabbrica di Willy Wonka.
Pupa era la marca sfiziosa, con quelle confezioni tondeggianti e colorate, le scatoline rosse, le polveri luccicanti: onestamente parole come “scrivenza” e “coprenza” (che poi.. siamo sicure sicure che sia proprio italiano?) manco sapevo cosa fossero, se il colore non scriveva bene bastava metterne di più.
Poi c’era Collistar.
Collistar era la marca delle grandi occasioni: Collistar per me era il lusso, era il regalo bramato, era qualcosa che potevano permettersi le “signore” e non certo le ragazze con le tasche vuote come me, anche perchè quelle 15mila lire per un ombretto, eh insomma, mica era roba per tutte.
Ce li ho ancora, i miei ombretti effetto seta, tutti regali graditissimi, brillanti, strausati e consumati.. decisamente i miei unici ombretti col buco 🙂 E ho pure una trousse chiamata “Sogno”, così bella che non ho mai avuto il coraggio di usarla.
Le uniche informazioni che avevo erano le pubblicità in tv e quello che vedevo in profumeria: anche perchè quei 14-15 anni fa, internet c’era ma mica come adesso.. recensioni, blog, ma de che? Io avrò avuto sui 21-22 anni quando ho avuto il mio primo pc, che andava col modem a 56K (do you know “criceti”?), con connessione a tempo ed erano più le volte che non prendeva che quelle in cui andava.
Cose come Ebay, Postepay, Paypal, e in generale acquisti online.. tutta fantascienza.

E adesso, sono passati un po’ di anni.
So usare un pc, so addirittura metterci dentro -moderatamente- le mani, su internet si trova di tutto, ho un blog e interagisco amichevolmente con persone che non ho mai visto in vita mia.
E lunedì mi arriverà un pacco proprio da Collistar.
Non è la prima volta che ricevo un omaggio, ma questo, questo, ha un sapore del tutto differente: ha il sapore del desiderio, il sapore del ricordo, il sapore di tutte le volte che avrei voluto.
Fa sempre piacere ricevere un paccottino, ma stavolta c’è un legame emotivo ed emozionale in più.

Ormai mi manca solo di espugnare la roccaforte della L’Oréal, poi potrò procedere alla conquista del mondo 😀
(ok, questo post stava diventando troppo serio, dovevo pur mandarlo in vacca in qualche modo :P)

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